…A volte fila tutto liscio, a volte accadono degli imprevisti, la cosa importante è saper reagire!

Quando si parla di scalabilità si pensa spesso alla capacità di accendere nuovi sistemi. Anche saper spegnere - senza scosse e in tempi brevi - è importante.

Quando si parla di scalabilità si pensa spesso alla capacità di accendere nuovi sistemi. Anche saper spegnere - senza scosse e in tempi brevi - è importante.

Da sette anni sono CIO della banca internazionale per cui lavoro. Sotto la mia direzione è stata eseguita la prima virtualizzazione dei server, nel 2012. Dopo una fase espansiva, culminata nel 2012 con 26 agenzie bancarie nel triveneto, la banca si è trovata a gestire una fase di contrazione, con la cessione di alcune filiali e l’aumento delle attività nella gestione dei cosiddetti NPL. In questo contesto l’infrastruttura hardware IT, basata su server, stava raggiungendo la fine del proprio ciclo di vita e di validità dei contratti di manutenzione. L'infrastruttura era sovradimensionata rispetto alle esigenze della banca, ma non potevamo semplicemente procedere con la dismissione dei server. Dovevamo costruire una nuova architettura più agile e leggera, ma comunque performante. In più alcune figure sistemistiche avevano lasciato la loro posizione nei sistemi informativi, quindi anche dal punto di vista della gestione ordinaria dei sistemi occorreva cambiare e semplificare, riducendo il numero delle licenze per gli applicativi in uso. La direzione imponeva un obiettivo sfidante: migrare l’infrastruttura entro la fine del 2017, in concomitanza con la scadenza dei contratti di manutenzioni dei server.

Abbiamo progettato la nuova configurazione nel marzo 2016 e aperto la gara a settembre dello stesso anno.

Per farcela abbiamo analizzato e studiato come orchestrare i software già presenti in azienda con le loro features più innovative andando ad integrare gli stessi con altri nuovi software che potevano aiutarci a semplificare, digitalizzare e interconnettere i dati. 

Il progetto fin da subito si è dimostrato molto ambizioso e per farcela nel rispetto delle aspettative della direzione lo abbiamo diviso in tre parti.

Il primo step del progetto prevedeva la dismissione dei server in via di obsolescenza, da sostituire con un’innovativa infrastruttura iperconvergente. La fase successiva consisteva nell’aggiornamento delle versioni software e nell’integrazione dei vecchi server. Il progetto si concludeva con l’aggiornamento del sistema di Disaster Recovery automatizzandolo nel cloud.

Si tratta di un progetto di notevole portata per quanto riguarda la sostituzione dei sistemi hardware, che si è reso possibile grazie alla capacità dei sistemi di virtualizzazione di gestire il cambio dell’hardware in modo trasparente, sia per quanto riguarda i sistemi server, sia per quando riguarda i desktop, in quanto tutte le postazioni della banca e delle filiali erano già state in precedenza virtualizzate . Grazie a questa soluzione VDI il team IT della banca ha potuto trasformare i desktop statici in spazi di lavoro sicuri che possono essere distribuiti on demand. In questo modo abbiamo consolidato il controllo, la distribuzione e la protezione delle risorse per gli utenti finali con policy che si adattano dinamicamente all'ambiente di elaborazione dei diversi gruppi di lavoro.

Dal punto di vista sistemistico l'intera infrastruttura viene gestita attraverso un'unica console, che funge da orchestratore e consente all'IT di distribuire rapidamente infrastruttura e applicazioni, senza rinunciare al controllo.

Tutte le funzioni di Operation Management e le attività di Disaster Recovery sono affidate a un software, che assicura la disponibilità di sistemi e applicazioni secondo un approccio Software-Defined Data Center.

I benefici non sono stati solo una questione di taglio lineare dei costi comunque considerevole ( -40%).

La gestione dell’infrastruttura è ora notevolmente semplificata rispetto alla condizione precedente. La pervasività dei servizi di virtualizzazione, oggi aggiornati alle nuove versioni, ha consentito ai professionisti IT della banca di rimuovere alcune barriere specialistiche legate all’infrastruttura precedente e di estendere le proprie competenze, grazie a un programma di formazione interno. Oggi un gruppo di lavoro ridotto è con nuove competenze è in grado di gestire l’infrastruttura in totale autonomia, il che si riflette positivamente sulla motivazione con cui si dedica al proprio lavoro. Anche i sistemi installati dialogano meglio tra loro, grazie alle funzioni di orchestrazione, mentre gli accordi in essere tra i vendor dei sistemi consentono di effettuare richieste di supporto unificate indipendentemente dalle tecnologie coinvolte. 

Grazie all’allocazione dinamica delle risorse, gli utenti finali non hanno avuto il minimo impatto a seguito della migrazione, anzi hanno registrato un miglioramento delle prestazioni, per esempio nella velocità di generazione delle query sui dati o nell’accesso ai sistemi gestionali. Il sistema centralizzato di disaster recovery creato protegge le macchine virtuali in modo centralizzato e si gestisce facilmente dal client web. Inoltre l’automatizzazione di molte attività routinarie riduce i costi operativi di gestione dell’infrastruttura.