Ieri pomeriggio 14 ottobre a Montebelluna , nella seconda giornata del percorso 2025 della settima edizione del Digital Security Festival, ci siamo ritrovati nel cuore del Nordest, in un luogo che parla di innovazione concreta e collaborazione. Grazie a Infinite Area e a Patrizio Bof per l’ospitalità e per essere un punto di riferimento per il territorio.
Abbiamo parlato di tre cose che toccano la vita di tutti: dati, algoritmi e disinformazione.
L’ho riassunto così: i dati alimentano gli algoritmi, gli algoritmi decidono cosa vediamo, e la disinformazione sfrutta le debolezze del sistema — tecniche, legali e culturali.
Da presidente del Digital Security Festival parlando anche con le persone, imprenditori e tecnici che ho incontrato all'evento, ho condiviso un punto di vista: l’intelligenza artificiale è un acceleratore potente per le imprese del Nordest, ma porta nuovi rischi reputazionali, operativi e normativi soprattutto con l’arrivo e l’applicazione dell’AI Act. Come sempre durante il festival non abbiamo fatto allarmismo: ci siamo concentrati su strumenti pratici.
La bussola che abbiamo utilizzato
Etica e responsabilità: le tecnologie cambiano in fretta; i principi che guidano le scelte restano. Ieri abbiamo visto come una cornice etica chiara sblocchi decisioni migliori e più veloci.
Segnali e comportamenti: abbiamo allenato lo sguardo sui pattern: distinguere normale da anomalo, fare domande giuste, coltivare pensiero critico in tutta l’organizzazione.
Difese e sovranità dei dati: abbiamo rimesso al centro mappatura e governo dei dati: sapere dove sono, chi li tratta e come vengono usati è già metà della sicurezza.
Un algoritmo può essere ingannato; la coscienza critica no.
Ieri è emerso forte: la prima difesa contro la disinformazione è umana: cultura, formazione continua, verifica delle fonti e il coraggio di fermarsi quando i dati non sono chiari.
La tecnologia aiuta, ma non sostituisce il giudizio.
Grazie per gli interventi dei nostri relatori e amici: Antonio Teti Antonino Polimeni Alberto Bozzo Sandro Sana Ettore Guarnaccia Flavius-Florin Harabor e Stefano Gazzella.
Durante l’aperitivo abbiamo tirato le fila della giornata e ci siamo presi un momento per il networking. Ancora una volta ho potuto constatare come la sicurezza nasca soprattutto da relazioni di fiducia, costruite tra persone e organizzazioni.
Un grazie ai sostenitori che credono nella missione del DSF: il vostro supporto è un investimento su capitale umano e competitività del territorio.
Cosa facciamo da oggi
Il mio impegno: continueremo a portare competenze dove servono, con linguaggio chiaro e soluzioni pratiche. Governare i dati oggi significa proteggere il futuro del nostro tessuto produttivo.:
L’invito: mettiamo in agenda tre azioni concrete — una di formazione, una di governance, una di tecnologia. Se ognuno ne realizzerà anche solo una, avremo già fatto un passo nella direzione giusta.
Grazie a chi c’era ieri e a chi ci seguirà nelle prossime tappe.
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