Data Conference 2025 a Milano il 04/06/2025
Durante la tavola rotonda "La Data Protection e Compliance", ho avuto l’occasione di condividere alcune riflessioni che mi stanno particolarmente a cuore. Lavoro da anni nel campo della sicurezza digitale e credo sempre di più che il vero punto non sia solo la tecnologia, ma il valore della fiducia.
Le minacce cambiano. Anche le strategie devono farlo.
Oggi le minacce non solo aumentano, ma diventano sempre più sofisticate. Non basta più “difendere il perimetro”: serve un approccio più evoluto e consapevole.
Ho sintetizzato così le tre leve principali:
Zero Trust: non fidarsi mai, verificare sempre. Accessi controllati, segmentazione, autenticazioni forti.
Automazione e threat intelligence: il tempo di reazione è diventato critico. Serve passare dal rilevare al prevedere.
Cultura: la sicurezza non funziona se le persone non sono consapevoli. La formazione è un investimento, non un obbligo formale.
Innovazione e compliance possono (e devono) convivere.
Spesso si vede la compliance come un freno. In realtà, se integrata fin dall’inizio, può diventare un abilitatore di innovazione sostenibile.
Due esempi concreti:
Anonimizzazione e pseudonimizzazione per usare i dati in modo avanzato, senza compromettere la privacy.
Modelli di data governance decentralizzati che facilitano la collaborazione in ecosistemi complessi.
La chiave è progettare con responsabilità, non dover aggiustare dopo.
Compliance nei contesti globali: servono nuovi modelli
Con architetture cloud, API e catene di fornitura globali, pensare di avere un controllo centralizzato è ormai irrealistico. Serve un modello federato: responsabilità distribuite, ma regole condivise.
Tre elementi chiave:
Policy chiare e applicabili ovunque.
Tecnologie di continuous compliance.
Integrazione reale tra IT e Legal: la compliance deve stare dentro i processi, non a margine.