Al CXO Collective EMEA di Rubrik è emerso un messaggio che difficilmente può essere ignorato:
la cybersecurity, così come l’abbiamo conosciuta finora, non basta più.
Non è un’esagerazione. È una constatazione.
Per anni abbiamo costruito architetture difensive sempre più sofisticate. Abbiamo investito in prevenzione, detection, compliance. Abbiamo affinato processi e strumenti. Eppure oggi ci troviamo in un contesto in cui l’attacco non è più un’eventualità: è una certezza operativa. Continuare a pensare che la sicurezza coincida con la protezione significa restare ancorati a un paradigma superato.
Il vero cambio di paradigma: il punto non è più “come evitiamo un attacco”, il punto è:
quanto siamo in grado di continuare a funzionare quando l’attacco avviene.
Questa non è una questione tecnica. È una questione di governo aziendale.
I board non dovrebbero più chiedere se siamo sicuri, ma:
quanto velocemente recuperiamo?
quanto perdiamo in termini di business?
quanto siamo resilienti sotto pressione?
Chi non sa rispondere a queste domande, semplicemente, non sta più parlando il linguaggio dell’azienda.
La prevenzione resta necessaria, ma non è più sufficiente.
L’intelligenza artificiale ha cambiato le regole del gioco:
attacchi automatizzati
velocità prossima al tempo reale
scala globale
Difendersi con modelli pensati per attaccanti umani è, nei fatti, una debolezza strutturale.
E c’è un elemento ancora più critico:
gli stessi strumenti che utilizziamo per innovare possono diventare vettori di rischio.
Gli agenti AI non sono solo opportunità. Sono anche nuove superfici di attacco.
La resilienza non è tecnologia. C’è un equivoco che va chiarito:
La resilienza non è un prodotto.
Non è una piattaforma.
Non è una funzionalità.
È una capacità organizzativa.
Significa:
progettare sistemi che possano fallire senza collassare
costruire processi che reggano sotto stress
sviluppare una cultura che sappia reagire rapidamente
E questo non si implementa con un acquisto. Si costruisce nel tempo.
Come Presidente del Digital Security Festival , vedo ogni giorno organizzazioni che investono molto in tecnologia e poco in cultura. È un errore. Perché il vero gap oggi non è tecnologico.
È decisionale.
Serve leadership capace di:
accettare l’inevitabilità del rischio
prendere decisioni rapide in contesti incerti
integrare sicurezza e strategia
Dalla protezione alle prestazioni
Il passaggio di cui si è discusso al CXO Collective è netto: da protezione a performance sotto pressione. Questo significa che la cybersecurity entra definitivamente nel dominio della competitività: non è più un costo è un fattore abilitante. Chi continuerà a misurare la sicurezza in termini di attacchi evitati resterà indietro
Chi inizierà a misurarla in termini di:
capacità di recovery
continuità operativa
resilienza del business
avrà un vantaggio reale.
Prospettive dei CXO: la trasformazione dell'AI nel mondo reale.La cybersecurity non sta cambiando. È già cambiata.
Un grazie a Rubrik: Bipul Sinha, Arvind Nithrakashyap Kavitha Mariappan, Alessio Stellati e Fabio Zambon per l’organizzazione e per aver creato uno spazio di confronto autentico e concreto. E grazie a tutti i colleghi CXO in particolare a Michele Mariella e Alberto Furia per la qualità della discussione. Il percorso verso una vera cyber resilience è appena iniziato. Ma la direzione è chiara.
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